giovedì 27 dicembre 2007

LA VERA IATTURA

CHE TRISTEZZA QUANDO LE PERSONE INVECCHIANO E NON SI RASSEGNANO SERENAMENTE ALL'IDEA: E' IL CASO DI LAMBERTO DINI CHE NON SA PIU' COSA INVENTARSI PER STARE AL CENTRO DELL'ATTENZIONE E PORSI A PUNTO DI EQUILIBRIO DEL SISTEMA PARLAMENTARE. L'ULTIMA E' LA SUA DICHIARAZIONE NATALIZIA IN CUI AFFERMA CHE LA IATTURA PER IL PAESE NON SAREBBE UN EVENTUALE RITORNO DI BERLUSCONI, MA LA PERMANENZA DEL GOVERNO PRODI... NO, MI DISPIACE CARO PARLAMENTARE MA HAI TOPPATO, LA IATTURA DELL'ITALIA E' AVERE DEI SERVITORI COME TE CHE PER PERSONALISMO (MI AUGURO!) SONO CAPACI DI AFFOSSARE UN GOVERNO E RALLENTARE QUELLE RIFORME NECESSARIE ALLE QUALI TUTTI ANELANO, MA A CUI NESSUNO LAVORA.

2 commenti:

caramella-fondente ha detto...

Caro DINI-SAURO.....
E, invece, guardate un po’ che ti va ad inventare il Lamberto, dopo essersi spinto, forse senza volerlo, troppo oltre: i sette punti sette. Ovvero, sette richieste irrinunciabili alle quali Prodi dovrà dire sì, pena la crisi. Attenzione, però. Dini non chiede cosette da verificare in quindici giorni. Ci mancherebbe. Lui propone una sorta di controprogramma di governo che, anche presupponendo autentica volontà e mezzi adeguati, soltanto un premier saldo in sella potrebbe realizzare a lunghissimo termine. Ed è proprio qui il giochetto di prestigio. Ovvero, mentre da un lato Dini fa il viso dell’arme fingendosi inflessibile, al tempo stesso offre a Prodi la scappatoia, in quanto il premier potrà tranquillamente accettare questo finto dicktat senza rimetterci nulla. Ci vorrebbe infatti tanto di quel tempo per realizzare un programma simile che Dini dovrebbe armarsi di santa pazienza. Ma si capisce che starebbe lì a sorvegliare, a stimolare, a inveire. Se poi si arriverebbe a fine legislatura senza che se ne sia fatto niente, lui che colpa ne avrebbe? Ma vediamole queste richieste.

Punto primo: uscita anticipata del 5 per cento dei pubblici dipendenti alfine di ridurre la spesa pubblica. Campa cavallo. Tra concertazioni con le parti sociali, confronti e tavoli e conteggi vari (posto, come è probabile, che Prodi accetterà l’intimazione diniana) passeranno anni.

Punto secondo: abolizione delle Province Regionali. Certo, non son cose che si possono fare in 24 ore, perbacco. Ma si faranno, si faranno.

Punto terzo: riduzione del carico fiscale. Sembra una minchiata, detta così. E invece si tratta di materia talmente complessa da lasciare il tempo che trova. O meglio ci vorrà tutta la legislatura soltanto per discuterne. Fra l’altro, Dini dovrebbe spiegarci perché sulla questione non si è messo a fare l’inflessibile molto prima che si approvasse la finanziaria.

Punto quarto: rinuncia ai programmi inconcludenti. E scusate se è poco. O meglio. diciamo che siamo nell’ambito della fantascienza. Ma Dini è di quelli che non scherzano e possiamo giuraci che riuscirà a strappare anche su tale inezia un convinto “sì”.

Punto quinto: legare la remunerazione degli insegnanti al livello di preparazione degli alunni. Non ci sono parole. Son di quelle prospettive che lasciano senza fiato per tanta lungimiranza. Insomma, anche per detto problema Dini guarda lontano. Lontanissimo. Fino alla fine della legislatura. E oltre.

Punto sesto: riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali. Vedremo.

Punto settimo (o settimo sigillo): ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della Sanità pubblica. Una sorta di quadratura del cerchio. Come dire, la luna nel pozzo. Insomma, più che un programma di governo, questo di Dini sembra il libro dei sogni, o se di preferisce, dei sette sogni. E comunque ci sembra una furbata che consentirà a lui e al suo gruppetto di tirare a campare. Di fare, cioè, quello che lui finge di rimproverare a Prodi. E continuerà a rimproverarglielo per settanta volte sette se necessario, lasciando tutto come prima. Se poi ci smentirà con i fatti, siamo pronti a chiedere pubblicamente scusa per sette volte di fila.

Finazio ha detto...

adesso tace. Che abbia avuto ciò che gli abbisognava?